26 Mag 2026

I lavori del futuro: come cambiano nell’era dell’intelligenza artificiale

Immaginare nuovi mestieri non basta. È importante capire anche quali competenze servono per collaborare con tecnologie sempre più avanzate

Negli ultimi decenni il mondo del lavoro è cambiato profondamente. Dall’arrivo dei computer alla diffusione di Internet e degli smartphone, ogni innovazione tecnologica ha trasformato non solo gli strumenti, ma anche il modo di lavorare, collaborare e prendere decisioni.  

Oggi questa trasformazione procede a grande velocità. Digitalizzazione e intelligenza artificiale stanno ridefinendo ruoli, processi e competenze: secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, entro il 2030 circa il 39% delle hard e soft skills richieste nel mercato del lavoro sarà diverso rispetto a oggi.  

Parlare di lavori del futuro non significa dunque concentrarsi solo sulle professioni completamente nuove che potenzialmente nasceranno, ma anche interrogarsi su come cambiano quelle che esistono già oggi e quali competenze diventano centrali.  

 

In questo contenuto parleremo di:  

  • Come cambia il lavoro con l’intelligenza artificiale generativa  
  • Quali sono i lavori del futuro 
  • Soft skills e hard skills: quali competenze serviranno entro il 2030?  
  • Perché “saper imparare” è la vera competenza del futuro 

 

Come cambia il lavoro con l’intelligenza artificiale generativa 

La tecnologia non elimina il contributo umano, ma ne ridefinisce i confini. Automazione, intelligenza artificiale generativa e strumenti digitali tendono a sostituire soprattutto le attività ripetitive e standardizzabili, mentre affiancano le persone nei compiti che richiedono decisioni complesse, capacità di interpretazione e assunzione di responsabilità. 

Il Future of Jobs Report 2025 sottolinea come l’effetto principale dell’intelligenza artificiale generativa non sia la sostituzione del lavoro umano. L’analisi di oltre 2.800 competenze mostra infatti che nessuna skill oggi è completamente automatizzabile e che circa il 69% delle competenze ha una bassa probabilità di essere sostituita dall’AI. Le competenze meno sostituibili sono quelle legate all’interazione, al giudizio, all’empatia, all’ascolto e alle decisioni complesse. 

L’intelligenza artificiale è più efficace come strumento di supporto alle persone: può aiutare l’attività dei lavoratori in diversi modi e con differenti gradi di intervento, facilitare la gestione della conoscenza e migliorare le prestazioni nei contesti più complessi. 

Il World Economic Forum descrive questa evoluzione come una progressiva ricomposizione delle attività lavorative. Oggi circa il 47% delle attività è svolto prevalentemente da persone, il 22% da tecnologie e il 30% in collaborazione tra esseri umani e sistemi digitali. Entro il 2030, questa distribuzione è destinata a diventare più equilibrata, con una ripartizione molto simile tra attività umane, attività automatizzate e forme di collaborazione uomomacchina. 

In questo scenario emergono sempre più spesso team ibridi, in cui persone e sistemi di intelligenza artificiale lavorano insieme per aumentare produttività, qualità delle decisioni ed efficienza. L’AI supporta l’analisi delle informazioni, accelera i processi e amplia l’accesso alla conoscenza, ma il giudizio finale resta umano. 

 

Quali sono i lavori del futuro  

Il World Economic Forum stima che entro il 2030 nasceranno 170 milioni di nuovi posti di lavoro a fronte di 92 milioni di posizioni che tenderanno a declinare, con un saldo netto positivo previsto di 78 milioni di posti. 

Tra le principali professioni del futuro, i lavori più richiesti includono le professioni digitali legate all’intelligenza artificiale. Secondo il report, i 5 lavori del futuro potrebbero essere: 

  • Big Data Specialist. Raccoglie, gestisce e analizza grandi volumi di dati per trasformarli in informazioni utili a supportare decisioni strategiche, modelli previsionali e processi di innovazione; 
  • AI and Machine Learning Specialist. Progetta, sviluppa e ottimizza modelli di intelligenza artificiale e apprendimento automatico. Lavora su algoritmi capaci di apprendere dai dati, automatizzare processi complessi e migliorare nel tempo le prestazioni dei sistemi; 
  • FinTech Engineer. Sviluppa soluzioni tecnologiche per il settore finanziario, integrando software, dati e modelli matematici. Si occupa di pagamenti digitali, piattaforme di investimento, blockchain, gestione del rischio e automazione dei servizi finanziari; 
  • Software and Applications Developer. Progetta, sviluppa e mantiene applicazioni software e sistemi informatici. Traduce esigenze di business in soluzioni digitali funzionali, sicure e scalabili, lavorando su web, mobile o sistemi enterprise; 
  • Security Management Specialist. Gestisce la sicurezza delle informazioni e dei sistemi digitali. Definisce strategie di prevenzione, protezione e risposta agli incidenti informatici, garantendo la riservatezza, l’integrità e la disponibilità dei dati. 

 

I settori in crescita in cui si prevede che si concentreranno i mestieri del futuro sono:  

  • Tecnologia, con un forte aumento delle professioni digitali legate a dati, AI, cybersecurity, sviluppo software e automazione; 
  • Green economy e transizione energetica, che alimentano la domanda di ingegneri ambientali, specialisti delle energie rinnovabili e professionisti della sostenibilità; 
  • Sanità, assistenza e cura, con un’espansione significativa di infermieri, operatori socio-sanitari e professionisti del supporto alla persona, anche in risposta all’invecchiamento della popolazione; 
  • Educazione e formazione, in particolare insegnanti della scuola secondaria e universitaria.  

 

Il World Economic Forum prevede un calo di richiesta, invece, per alcune professioni che sono  più esposte ad automazione e digitalizzazione:  

  • Ruoli amministrativi e di segreteria, come addetti all’inserimento dati, segretari amministrativi ed esecutivi; 
  • Cassieri, addetti alle biglietterie e operatori di sportello 
  • Contabili, addetti alle paghe e alle attività contabili di base. 

 

 

Soft skills e hard skills: quali competenze serviranno entro il 2030?  

Entro il 2030 circa il 59% della forza lavoro globale dovrà probabilmente aggiornare o riqualificare le proprie competenze per restare allineata alle esigenze del mercato.  

Nei primi dieci mesi del 2025, secondo Agenda Digitalegli annunci di lavoro che citano l’intelligenza artificiale o l’intelligenza artificiale generativa sono cresciuti del 100,1% rispetto all’anno precedente. Non si tratta soltanto di ruoli tecnici: accanto a profili specialistici stanno emergendo anche figure legate all’alfabetizzazione e all’accompagnamento, come AI Tutor e Docente AI, a conferma di una diffusione sempre più trasversale delle competenze digitali. 

Quali competenze potrebbe diventare quindi strategico sviluppare?  

Hard skills (competenze tecniche) 

  • Alfabetizzazione AI. Capacità di comprendere cosa l’intelligenza artificiale può (e non può) fare, come funziona, quali sono i suoi limiti e i rischi associati, per usarla in modo consapevole nei processi di lavoro; 
  • Riprogettazione dei processi. Competenze di analisi e redesign dei flussi di lavoro: saper identificare le attività delegabili alla tecnologia, integrare strumenti digitali e costruire passaggi di consegna efficaci tra persone e sistemi automatizzati. 

Soft skills (competenze trasversali) 

  • Pensiero critico, per valutare gli output tecnologici e prendere decisioni informate;  
  • Creatività, per trovare soluzioni nuove in contesti in rapido cambiamento;  
  • Comunicazione e collaborazione, fondamentali nei team multidisciplinari e ibridi.  

 

Investire nelle proprie competenze richiede tempo e continuità, ma rimandare l’aggiornamento professionale aumenta il rischio di trovarsi impreparati di fronte ai cambiamenti, specie se improvvisi. 

 

 

Perché “saper imparare” è la vera competenza del futuro 

In un contesto attraversato da profonde trasformazioni tecnologiche, il lavoro non scompare: si trasforma. In questo scenario, la capacità di apprendere e adattarsi costantemente può diventare una vera e propria forma di tutela. Non si tratta di rincorrere ogni nuova innovazione, ma di costruire competenze solide e flessibili, capaci di integrare tecnologia e competenze umane 

Investire nella formazione continua significa ampliare le possibilità di scelta, ridurre la vulnerabilità e mantenere un maggiore controllo sul proprio percorso professionale. In un futuro in cui il cambiamento sarà la norma, la formazione non è solo una leva di sviluppo, ma una strategia di resilienza individuale e collettiva. 

 

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Fonti:  

Lavoro, AI e competenze: il futuro resta umano, ma il 39% delle skill cambierà entro il 2030 | Forbes Italia 

Lavoro e trasformazione digitale: come sta cambiando davvero il concetto di occupazione – Diritto Lavoro – Portale del Diritto 

The Future of Jobs Report 2025 | World Economic Forum  

L’AI cambia il mercato del lavoro: come prepararsi al futuro – Agenda Digitale 

AI e lavoro, la grande transizione che cambia organizzazioni e HR – Agenda Digitale 

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