Piani individuali di risparmio (PIR)
Cosa sono i piani individuali di risparmio?
I Piani Individuali di Risparmio (PIR) sono strumenti di investimento a medio-lungo termine che permettono di investire in azioni e obbligazioni emesse da imprese italiane. I PIR danno diritto ad un trattamento fiscale agevolato a condizione che siano rispettate alcune regole e sono destinati alle persone fisiche residenti in Italia, sia maggiorenni che minorenni. Il regime fiscale dei PIR prevede infatti la non imponibilità, ai fini delle imposte sui redditi, dei proventi di natura finanziaria (redditi di capitale e redditi diversi) derivanti da investimenti operati tramite PIR che rispettino le caratteristiche espressamente previste dalla normativa (vincoli, durata e divieti di investimento), nonché la non imponibilità ai fini dell’imposta di successione per il trasferimento mortis causa degli strumenti finanziari detenuti nel piano. Si tratta di una disciplina fiscale diretta a favorire la canalizzazione del risparmio delle famiglie verso gli investimenti in strumenti finanziari di imprese industriali e commerciali, italiane ed europee, radicate sul territorio italiano, per le quali il fabbisogno di risorse finanziarie è maggiore e l’approvvigionamento mediante il canale bancario è insufficiente.Tipologie
Si individuano le seguenti tipologie di PIR:
- “PIR Ordinari” (anche detti “PIR 3.0″ se costituiti a decorrere dal 1° gennaio 2020), introdotti nel 2017.
- “PIR Alternativi”, costituiti dal 19 maggio 2020, con l’obiettivo specifico di indirizzare maggiori risorse verso le PMI non quotate o quotate sui mercati non regolamentati.
Il plafond complessivo per i PIR Ordinari è di 200.000 euro, con un limite annuo di 40.000 euro. I limiti di investimento dei PIR Alternativi prevedono invece un plafond complessivo di 1.500.000 euro, con un limite per ciascun anno solare di 300 mila euro.
Ad oggi, è possibile detenere un solo PIR Ordinario e più PIR Alternativi.
Gli intermediari finanziari possono proporre diversi tipi di PIR, che si distinguono in base alla quota di azioni presente nei fondi e negli strumenti collegati. Questa differenza incide sul livello di rischio e sulla durata dell’investimento. In questo modo, ogni risparmiatore può scegliere il PIR più adatto al proprio Profilo Finanziario.
Per beneficiare del trattamento fiscale agevolato, ogni PIR deve essere detenuto per almeno cinque anni. Se il risparmiatore possiede più PIR, ciascun Piano di Risparmio Individuale deve rispettare questo periodo minimo di cinque anni1.
Dopo tale periodo, gli strumenti finanziari presenti nel piano possono essere dismessi, in base a quanto previsto dalla relativa documentazione d’offerta, senza l’applicazione dell’ordinario prelievo fiscale (attualmente pari al 26%, mentre per i titoli di stato ed equiparati è pari al 12,50%).
Come funzionano
I PIR sono dei “contenitori” che possono essere costituiti dagli investitori in modo autonomo o da intermediari abilitati, come le Società di Gestione del Risparmio.
In tal caso, l’investitore può scegliere, per i PIR Ordinari, tra diversi strumenti di risparmio gestito come fondi comuni, contratti di assicurazione sulla vita o di capitalizzazione o gestioni patrimoniali.
I PIR Alternativi, invece, possono essere strutturati tramite Fondi di Private Equity, Fondi di Private Debt, Fondi di Venture Capital, ELTIF (European Long-Term Investment Funds), FIA (Fondi di Investimento Alternativi).
I PIR devono essere costituiti seguendo le regole definite per legge.
I PIR ordinari investono almeno il 70% del patrimonio in strumenti finanziari (azioni o obbligazioni) emessi o stipulati con imprese italiane o europee con stabile organizzazione in Italia, ad esclusione di quelle del settore immobiliare.
All’interno di questa quota del 70%:
- Almeno il 25% del valore complessivo dell’intero investimento deve essere investito in strumenti di imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE MIB o indici equivalenti.
- Almeno un ulteriore 5% del valore complessivo deve essere investito in strumenti di imprese diverse da quelle inserite negli indici FTSE MIB e FTSE Mid Cap o indici equivalenti.
- La parte restante può essere investita in qualsiasi strumento finanziario.
I PIR alternativi investono almeno il 70% in strumenti finanziari emessi da società italiane (o europee con stabile organizzazione in Italia) non incluse negli indici azionari FTSE MIB, FTSE Mid-Cap o equivalenti2.
Queste regole tutelano l’obiettivo di sostegno e finanziamento alle attività di imprese italiane (tipico dei PIR) e favoriscono anche l’inclusione di società diverse da quelle presenti negli indici borsistici di riferimento.
I PIR sono progettati per contribuire attivamente all’economia reale del Paese. Per assicurare una distribuzione degli investimenti raccolti, ogni piano ordinario sottoscritto dagli investitori non può contenere più del 10% di strumenti emessi da un’unica società3. Per i PIR alternativi, questo limite sale al 20%.
Opportunità
La principale opportunità offerta dai PIR riguarda i benefici fiscali definiti dalla normativa, che ne regola la costituzione e la gestione. Se i diversi criteri di distribuzione del capitale investito tra i diversi strumenti finanziari sono rispettati e se il PIR viene mantenuto per almeno cinque anni, gli strumenti finanziari presenti nel piano possono essere dismessi, in base a quanto previsto dalla relativa documentazione d’offerta, senza l’applicazione dell’ordinario prelievo fiscale (attualmente pari al 26%, mentre per i titoli di stato ed equiparati è pari al 12,50%). Inoltre, in caso di decesso del titolare, gli strumenti finanziari detenuti nel PIR passano agli eredi senza essere tassati con l’imposta di successione.
Punti di attenzione
Prima di decidere di investire in un PIR valuta attentamente i tuoi obiettivi, i possibili rischi e l’orizzonte temporale entro il quale intendi operare, considerando che se non mantieni l’investimento per almeno cinque anni, oltre agli altri requisiti previsti, i benefici fiscali non vengono riconosciuti. Nello specifico tieni presente questi elementi:
- Rischi. Nel rispetto della normativa prevista, gli intermediari finanziari possono istituire PIR in cui il peso della componente azionaria può variare, determinando quindi livelli di rischio/rendimento diversi, da valutare in base al proprio Profilo Finanziario, all’orizzonte temporale di investimento e in relazione all’intero portafoglio di investimento che si possiede. Il livello di rischio dei PIR è determinato anche dalle tipologie di società in cui investono, che possono essere anche non quotate sui mercati regolamentati. Proprio per la normativa che ne regola la costituzione, i PIR offrono di norma un livello di diversificazione contenuto.
- Costi. I PIR hanno una serie di costi che possono incidere sugli eventuali rendimenti ottenuti. È importante verificare al momento della sottoscrizione quali sono i costi cui si va incontro, sia diretti – per esempio i costi per la sottoscrizione dello strumento – sia indiretti, riconducibili principalmente ai costi di gestione degli strumenti finanziari e degli investimenti inclusi nel PIR. Possono essere presenti anche delle commissioni legate al rendimento o delle spese di uscita.
FONTI
